Cosa sto facendo? "Sto costruendo una cattedrale".

a cura della Dott.ssa Liliana Colletti





Voglio aprire questo articolo raccontandovi la storia dei tre spaccapietre.



Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi. Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.

Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente. “Che cosa fai?”, chiese il pellegrino. “Non lo vedi?” rispose l’uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”. Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.

S’imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato. “Che cosa fai?”, chiese anche a lui, il pellegrino. “Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”, rispose l’uomo. In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.

Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità. “Che cosa fai?”, chiese il pellegrino. “Non lo vedi?”, rispose l’uomo, sorridendo con fierezza. “Sto costruendo una cattedrale”. E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.


...




I momenti di crisi arrivano e questo succede per una ragione, non sono accidentali.

Sono prove che nella vita ci mettono davanti a delle scelte per noi importanti, a volte rimandate perché difficili da prendere, a volte impossibili in quel momento; ma esistono per rispondere ad un'emergenza, un bisogno insoddisfatto che portiamo dentro.

A volte sono pesanti come dei macigni e ci chiediamo per quanto ancora riusciremo a farcene carico, senza venirne schiacciati. Si vorrebbero cancellare o almeno lasciarli a terra per un po', solo per qualche respiro, e poi ripartire con il proprio zaino pieno di pietre.


Devo dirvi quello che ho scoperto...

Non si possono evitare le difficoltà, i problemi e i conflitti.

Non esistono soluzioni facili in queste situazioni.

Non ci sono ricette semplici pronte all'uso o tecniche che una volta applicate risolveranno tutto e in modo definitivo.


Questa è una buona notizia, anche se apparentemente sembrerebbe il contrario.

Cosa significa, lo suggerisce la metafora di Paulo Coelho dal libro "Il cammino di Santiago":

"La barca è più sicura nel porto, tuttavia non è per questo che le barche sono state costruite".


Ognuno di noi ha un viaggio da fare nella vita, lungo o corto che sia.

Restare attraccati al porto con la propria barca, vuol dire non avventurarsi nell'esplorazione del mare, rimanere imbrigliati in qualcosa che si conosce e che per questo dà sicurezza; ma è nell'incertezza, in ciò che non conosciamo, nel mare anche in tempesta, che scorgeremo la bellezza del navigare.


E quando durante il nostro percorso, tra gli ostacoli, le salite e le discese, arriveranno anche i tratti più difficili, lasciamo che questo accada. Accogliamoli senza respingerli, perché saranno dei buoni accompagnatori, se riusciremo ad ascoltarli e a conoscerli meglio.

Evitare le difficoltà non ci permette di progredire verso la nostra meta; il rischio è quello di alimentare l'illusione di vivere bene perché non abbiamo problemi; questo non può essere reale.


La vita è fatta di piccole grandi sfide quotidiane. La somma di queste, e delle strade che scegliamo di intraprendere per affrontarle, costruisce la nostra storia e la nostra identità.



Ringraziamo le difficoltà e la nostra scelta di resistere, di ri-esistere attraverso queste perché ci trasformano, ci arricchiscono.

Se guardiamo meglio, nel nostro zaino pieno di pietre pesanti ci sono molte gemme preziose. Dopo averle ripulite le vedremo per quel che sono davvero, e ci meraviglierà la loro lucentezza:


è il nostro sguardo che dà la forma alle cose che osserviamo e sono le nostre orecchie che danno il suono alle parole che ascoltiamo.



Quando pensiamo alle nostre difficoltà, in famiglia, al lavoro, nelle relazioni, chiediamoci:

Cosa sto facendo? E perché lo faccio? Sto spaccando pietre o sto costruendo una cattedrale?




Buona navigazione!

Dott.ssa Liliana Colletti



La volta stellata del Duomo di Siena

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