Incontrare Jacqueline Morineau e la Mediazione Umanistica

A cura della Dott.ssa Liliana Colletti



Di rientro dallo stage di formazione sulla Mediazione Umanistica, rimane in me la sensazione di aver preso parte ad un incontro prezioso con una persona certamente fuori dall'ordinario.


Jacqueline Morineau è nata a Dax (Aquitania, Francia) nel 1934 e attualmente vive a Binanville, tra le rovine del castello immerse nella campagna francese. La sua è una vita frugale, ispirata al vivere a contatto con la natura e alla dedizione alle cose semplici ed essenziali, come l'auto-produzione alimentare e la preghiera, dentro un ritmo di tempo rallentato.


Le mura del Castello di Binanville


Dalla sua profonda conoscenza del mondo antico, attraverso gli studi prima in Archeologia Classica poi in Numismatica, e il lavoro come ricercatrice al British Museum di Londra, Jacqueline Morineau ha sviluppato la Mediazione Umanistica, un metodo che accoglie il conflitto affinché questo possa trovare uno spazio di espressione trasformativa della relazione.


Nel 1984 ha fondato a Parigi, il CMFM, Centre de Médiation et de Formation à la Médiation; nello stesso anno ha preso il via anche il progetto di mediazione penale per la Procura del Tribunale di Parigi. Ad oggi, il CMFM ha effettuato oltre 7000 mediazioni in campo penale, sociale, familiare e scolastico.

La Mediazione Umanistica ha tra i suoi elementi fondanti il riconoscimento della persona e dei suoi valori più profondi, che vengono feriti proprio dal conflitto, affinché emergano e vengano incontrati anche dal confliggente.


Il conflitto testimonia l'esperienza della separazione dall'altro, il vuoto dove si situa il caos.

«La mediazione accoglie il disordine. È un momento, un luogo, in cui è possibile esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri. È un incontro nel quale si scopre che i nostri conflitti non sono necessariamente distruttivi, ma possono essere anche generatori di un nuovo rapporto».


La mediazione è un rito, uno spazio in cui può trovare voce il conflitto. Il suo punto centrale è l'incontro in cui si riapre la comunicazione per incontrare la verità dell'altro.

L'incontro di mediazione segue un percorso in 3 fasi che richiama la struttura della tragedia greca:

1. Theoria, il momento iniziale in cui avviene il racconto del conflitto;

2. Krisis, la fase successiva dove si ha il passaggio dalle parole ai sentimenti, in cui si manifesta il picco del conflitto;

3. Katarsis, stadio conclusivo per andare oltre le emozioni e ritrovare la relazione, liberandola dal conflitto.


«I greci avevano avuto la bella idea di drammatizzare le situazioni e di metterle in scena come strumento di vita. La mediazione è la stessa cosa. La mediazione accoglie il dramma e conduce la sofferenza verso un altro livello. La guarigione può avvenire solo attraverso la cura dell’anima. Se non si raggiunge la dimensione più elevata è molto difficile trovare la pace».

Il mediatore ha la funzione di facilitatore perché attraverso l'ascolto profondo, il non giudizio, i rimandi e le domande, favorisce un processo di evoluzione della relazione, lasciando alle parti la capacità di auto-determinazione nell'interrogarsi e nel confrontarsi con le proprie ambiguità.

La mediazione umanistica di Jacqueline Morineau rappresenta un progetto sociale per la promozione di una cultura della pace nel mondo. L'importanza della mediazione sta nel suo intervento preventivo, prima che il conflitto esploda e la relazione si frantumi, perché le situazioni soffocate, non riconosciute, possono diventare le più violente sul piano personale e sociale.




Bibliografia

J. Morineau, Lo spirito della mediazione, Franco Angeli 1998

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